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Molti pure sono stati gli studiosi che se ne sono occupati, anche se, spesso, con opinioni contrastanti.
Si può presupporre quindi, che la prima città alta (Labicum) possa essere posizionata nel sito dell’attuale Monte Compatri, la seconda verso la via romana in corrispondenza della Pasolina, e la terza durante le invasioni barbariche, di nuovo in luogo alto in corrispondenza dell’attuale Colonna.
Importante documento che certifica la posizione della stazione Ad Quintanas, è la Tavola Peutingeriana (da Konrad Peutinger che la pubblicò per primo alla fine del 1500) che è una delle prime carte dell’Impero Romano dipinta su pergamena nel XII secolo, che a sua volta copiava l’originale probabilmente del III secolo d.C..
Labico Quintanense fu certamente Diocesi fin dal secolo IV. Il primo vescovo del quale si ha notizia è Luminosus del 649, mentre un vescovo di Quintana appare già nel Concilio del 313. Con essi comincia la serie di vescovi che giungono fino al 1111 con Punus, sotto Papa Pasquale II. Fino a quel tempo, il vescovo Quintanense-Labicano era anche il titolare di Tuscolo. Quando Labico e Tuscolo divennero castelli baronali, la sede vescovile rimase intitolata a Tuscolo. La diocesi Tuscolana finì poi con l’assorbire quelle di Labico e Subaugusta, così come la diocesi Prenestina assorbì la Gabina. La prima volta che si trova menzione del toponimo “Columna” risale al rescritto dell’Imperatore Enrico III per la Badia di Casuria nel 1047 : actum ad Columna civitatem. Nel 1053 la Contessa Emilia, Signora di Palestrina sposò in seconde nozze Stefano della Colonna e fu madre di Oddone e Giovanni della Colonna. Ancora: nella bolla del 1074 di Gregorio VII a favore del Monastero di San Paolo si dice che fra i beni di questo, è compresa la metà del castello Colupna e suo territorio, con le chiese di San Salvatore, Santa Maria in Oliveto e San Lorenzo in Mormorio. Fu proprio nel corso del XI secolo che si incrociarono i destini del Castrum Columnae con la famiglia dei Colonna: Pietro, figlio di Gregorio II di Tuscolo, ebbe in eredità Monte Porzio ed il Castello di Colonna dal quale ne assunse l’appellativo di famiglia. Nel 1105 Pietro della Colonna, durante la guerra delle investiture, invase la terra di Cave, ma dovette restituire le sue conquiste a Papa Pasquale II, perdendo anche Colonna e Zagarolo. Agli inizi del XI secolo Colonna è dunque un Castello ben fortificato in posizione strategica; l’impianto delle mura è tutt’oggi ben definibile anche se non vi è rimasta pressoché nessuna traccia. La cinta muraria aveva due porte d’ingresso, una verso sud, in corrispondenza dell’attuale Largo San Rocco, e una verso nord, l’unica della quale è rimasto un accenno d’imposta all’inizio di Via Marmorelle.
I Colonna erano ghibellini e più volte entrarono in aperto conflitto con i Papi. Il massimo dell’inimicizia ci fu con Papa Bonifacio VIII e sfociò in una tremenda guerra che si concluse con la vittoria del Papa che, per rappresaglia, fece distruggere completamente il Castello di Colonna, poiché costituiva uno strategico baluardo ghibellino. Il Papa non risparmiò niente e nessuno: fece incendiare e distruggere il Castello e le sue mura fin dalle fondazioni, costringendo tutti gli abitanti a disperdersi nei paesi vicini e, con un decreto pontificio, ne proibì la riedificazione. Fu proprio questo l’evento fondamentale che causò il declino di Colonna o, per meglio dire, ne ipotecò definitivamente il possibile sviluppo futuro. Timidi e poco significativi furono i tentativi di ricostruzione successiva: ormai Colonna aveva perso definitivamente importanza a favore di Tuscolo da una parte e di Palestrina dall’altra. La stessa popolazione, stentò a riaggregarsi e, di conseguenza, la coltivazione delle terre fu affidata in enfiteusi a zagarolesi, roccaprioresi e monticiani.
Nel 1622 Pier Francesco Colonna vende in blocco sia Colonna che altri castelli del suo feudo alla famiglia Ludovisi. Nel 1670 i Ludovisi vendono il Ducato di Zagarolo, di cui faceva parte Colonna, a Gianbattista Rospigliosi che, sposando Maria Camilla Pallavicini, acquisì il titolo di Principe con l’obbligo di assumere il nome e lo stemma dei Pallavicini. In questi passaggi fra i Colonna, i Ludovisi, i Rospigliosi e i Pallavicini, il territorio della Comunità veniva sempre più frammentato e diminuito fino ad arrivare, nel corso degli anni, agli attuali confini che non rappresentano per niente l’importanza che ebbe nell’antichità.
Sarà solo dopo i drammatici eventi della Repubblica Romana che, finalmente, il 12 dicembre 1849 il Principe Giulio Cesare Rospigliosi, Amministratore della Primogenitura Pallavicini, rinuncerà ai diritti baronali sui feudi di Colonna e Gallicano con la Notificazione emessa dal Ministro dell’Interno e di Polizia dello stato Pontificio, Vice-Camerlengo Domenico de’ Conti Savelli.
E’ singolare constatare che uno degli eventi più rappresentativi della storia di Colonna, avvenga in un momento di grande confusione e, in un certo senso, grottesco: siamo all’indomani di una Rivoluzione fallita (la Repubblica Romana); il ripristino della sovranità del Papa è stato determinato da un esercito straniero (quello Francese) che era alle dipendenze del Presidente della Repubblica Francese (Luigi Napoleone); il Papa Pio IX è ancora a Gaeta; Roma è governata da tre Cardinali reazionari. La tensione era veramente alta e lo stesso Luigi Napoleone affermava che il ristabilimento del potere temporale del Papa, avrebbe dovuto avere come contropartita la laicizzazione delle amministrazioni e la distruzione degli abusi feudali.
Fu in questo clima che il nostro Principe Rospigliosi-Pallavicini si convinse a rinunciare ai propri diritti baronali; dopo ben 33 anni dal “Motu Proprio” di Pio VII. Colonna poteva ritenersi finalmente un Comune compiuto.
La prima rappresentazione geometrica che disegna in modo circostanziato il territorio di Colonna risale agli inizi del 1800. Fu il già citato Motu Proprio di Pio VII del 1816 che, fra le altre cose, dispose che si procedesse alla compilazione di nuovi catasti redatti con il sistema metrico decimale ed aventi un modulo comune per tutti i territori dello Stato Pontificio. Le rilevazioni furono affidate nel 1817 agli ingegneri milanesi Costantino del Frate, Pietro Locatelli e Pietro Oggioni; tutte le operazioni di rilievo e stima durarono per quasi venti anni. Il Catasto fu infatti attivato definitivamente solo nel 1835 da papa Gregorio XVI dal quale prese il nome di “Catasto Gregoriano”. La rappresentazione di Colonna nel Catasto Gregoriano è comunque una fonte di interessanti considerazioni sull’assetto urbano del paese, associate allo sviluppo demografico dello stesso periodo.
Si noti come è evidente l’impronta dell’impianto murario dell’antico castello e la presenza pressoché intatta delle due porte di accesso lato nord e lato sud. La cerchia delle abitazioni che in senso antiorario costituiscono la parte esterna delle attuali Via dei Monti, Via Plebiscito, Via della Chiesa Vecchia e Piazza Vittorio Emanuele erano, e lo sono tutt’ora, fondate sulle antiche mura del Castello. E’ evidente come nella costruzione della Chiesa di San Nicola fu “smozzicato” un angolo del palazzo baronale.
La piazza principale del paese era Piazza San Nicola. L’attuale Piazza Vittorio Emanuele, che all’epoca si chiamava Piazza Colonna, era molto più piccola di adesso poiché occupata da piccoli fabbricati posizionati in corrispondenza dell’attuale Monumento ai Caduti. Le altre vie erano: Via della Chiesa Vecchia (coincidente in parte con l’attuale, ma più estesa), Via del Buon Consiglio (coincidente con l’attuale Via della Madonnella), Via dei Quattro Cantoni (coincidente con l’attuale Via Umberto I) e il Vicolo delle Maestre Pie. A quel tempo la popolazione residente era di circa 160 abitanti tutti residenti all’interno del borgo. La Chiesa di San Rocco era considerata “fuori le mura”.
Praticamente identica è la mappa urbana del Catasto Rustico del 1860.
Le abitazioni non sono aumentate pur essendo raddoppiata la popolazione. Cominciano ad essere invece abitati i casali fuori dal borgo, prevalentemente dai braccianti marchigiani che venivano a stabilirsi a Colonna : Casale Pasolina, Casale Duca di Gallese, Casale Campanella. È proprio durante il lungo pontificato (durato dal 1846 al 1878) di Papa Pio IX, marchigiano di Senigallia, che Colonna è oggetto di un cospicuo fenomeno migratorio costituito da marchigiani provenienti da una ben circoscritta area della provincia di Ancona. Nel censimento del 1871, praticamente il primo dell’Italia completamente unita, quasi il 30% dei residenti è di provenienza marchigiana, prevalentemente dai Comuni di Rosora e Castelplanio, situati nella Valle dell’Esino. Pio IX fu anche l’ultimo Papa Re. Dopo la presa di Roma con la Breccia di Porta Pia e il successivo Plebiscito di annessione dello Stato Pontificio al Regno d’Italia del 2 ottobre 1870, si svolsero le prime elezioni amministrative dell’Italia completamente unita. Il 24 novembre 1870 ci fu il primo Consiglio Comunale che elesse Ercole Tofanelli, primo sindaco di Colonna.
BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
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